birdwatching in Liguria, osservazione e riconoscimento degli uccelli avvistamenti hot spots racconti emozioni | Islanda 2021 | Liguriabirding

Islanda 2021

Uccelli, balene e paesaggi nella terra del fuoco e dei ghiacci

- un viaggio di Pierpaolo Pessano - 


testi e foto di Pierpaolo Pessano
grafica di Ennio Critelli


 

Le premesse del viaggio
Quando si pensa all’Islanda e al birdwatching sicuramente si pensa a fine maggio-primi di giugno, quando le coste sono invase da milioni di uccelli marini, e le sue zone umide o praterie interne si popolano di Pivieri dorati, Beccaccini, Pittime reali, Chiurli piccoli etc., per non parlare poi degli uccelli acquatici.
Si potrebbe pensare, quindi, che questo viaggio sia stato organizzato nel periodo sbagliato, ma questo perchè non è stato un viaggio dedicato solo al birdwatching: è stato un periodo di relax, un tornare alla normalità dei viaggi in una terra fantastica durante il quale fare ANCHE birdwatching e fotografia naturalistica.
Come per tutti i viaggi nella terra del fuoco e del ghiaccio, come amano auto-definirsi, essenziale è affittare una macchina e immaginarsi già alla guida sulla Hringvegur, la strada 1 che forma un grande anello intorno all’isola; e così abbiamo fatto anche noi, stabilendo di girare in senso orario partendo dall’aeroporto di Keflavik e programmando soste intermedie lungo il percorso, escludendo a malincuore la regione dei Fiordi occidentali (con il senno di poi, non l’avremmo fatto, sacrificando magari due giorni nei dintorni della capitale, Reykjavik).
L’atterraggio è avvenuto la sera del 4 Ottobre, ritiro della macchina (consiglio una 4x4 per stare più tranquilli) e tappa nella città di Hafnarfjordur, la prima cittadina alle porte di Reykjavik che si incontra arrivando dall’aeroporto, giusto per dormire.
 

 

 

5 ottobre

Primi due giorni: dall’ovest al nord, passando per i fiordi


La prima tappa del viaggio prevede lo spostamento dai dintorni della capitale verso la penisola occidentale di Snæfellsnes, con destinazione finale la cittadina di Stykkisholmur.
La prima cosa che incontriamo sono le pecore.

 


In Islanda le pecore, non avendo predatori (l’unico carnivoro è la piccola Volpe artica), vengono lasciate libere da Giugno a Settembre/Ottobre: in pratica l’isola è un’enorme pascolo, e le pecore sono un po’ il simbolo nazionale, con gli abitanti che scherzano volentieri sul fatto che ci siano più pecore che uomini (è una razza importata dai primi coloni norvegesi, rimasta praticamente invariata).
La seconda cosa che vediamo sono i cavalli: anche in questo caso si tratta di una razza autoctona, poco più che un pony, che gli islandesi conservano vietando l’importazione sull’isola di altri cavalli, per evitare incroci e malattie; addirittura se un cavallo islandese viene portato all’estero, non può più fare ritorno in patria.
Ho citato questi due animali domestici subito perché sono letteralmente ovunque, quindi per ogni spostamento che leggerete sì, abbiamo incontrato tantissime pecore e tanti cavalli.
Detto ciò, la bellezza di quella parte d’Islanda lascia sconvolti, mentre ornitologicamente lungo la strada ho potuto osservare alcuni stormi di Oche selvatiche (Anser anser) e Cigni selvatici (Cygnus cygnus) intenti a mangiare nei numerosi campi, e qualche laride tra cui Mugnaiacci (Larus marinus) e Gabbiani glauchi (Larus hyperboreus), entrambi molto comuni in questa parte d’Islanda e in questo periodo (il glauco non è nidificante).

 

Gabbiano glauco


Numerosi anche gli individui dell’unico corvide presente sull’isola, il Corvo imperiale (Corvus corax).
La cosa che più mi ha impressionato, però, è la quantità di Tordi sassello (Turdus iliacus) che si possono vedere e sentire ovunque, dai giardini delle case ai campi di lava con qualche betulla sparsa fino ai boschi (e i boschi in Islanda sono una rarità).
Sarà che io ho un debole per il sassello, uno degli uccelli europei più belli a mio modo di vedere – gli islandesi invece lo snobbano un po’ come noi facciamo con i merli, che invece qui sono piuttosto localizzati…
Inoltre, appena fuori dalla capitale, in un campo scorgo anche alcuni Pivieri dorati (Pluvialis apricaria), uno degli uccelli simbolo dell’Islanda, amatissimo dagli autoctoni e davvero molto, molto comune come nidificante (in effetti l’isola è un unico grande habitat perfetto per la specie, e gli individui nidificanti sono più o meno il doppio degli abitanti).
Piccola digressione folkloristica: In Islanda il Piviere dorato è quello che per noi è la rondine e il suo arrivo significa primavera.
A tal proposito c’è una poesia molto famosa di Pall Olafsson, un’ode alla specie, che inizia così: “Lóan er komin að kveða burt snjóinn”, “Il Piviere dorato è arrivato a cantare via la neve”.
Ne esistono adattamenti musicali, dai più tradizionali al punk (cercate “Loan er komin” su YouTube per farvi un’idea).
E i birders islandesi fanno a gara per trovare il primo piviere dell’anno, la cui data di arrivo è calcolata in media il 23 Marzo.
Arrivati a Stykkisholmur, noto subito una Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus) che razzola tranquillamente nei giardini di fronte alla casa che abbiamo affittato, mentre in mare scorgo alcuni Edredoni (Somateria mollissima), l’anatide più comune in Islanda.

 

Beccaccia di mare


E’ quasi buio, ma decidiamo di fare comunque un giro al faro, situato su un isolotto (ora trasformato dalla strada in penisola) di fronte al porto, e proprio in porto osservo la penultima specie della giornata, tre Urie nere (Cepphus grylle), ormai in abito invernale, che nuotano tra le barche ormeggiate.

Urie nere


Menzione per il fatto che anche nel porto del più sperduto paesino esiste un pannello che informa circa le presenze di uccelli più frequenti, davvero notevole come cosa.
L’ultima specie di giornata è invece un inaspettatissimo Culbianco (Oenanthe oenanthe), che svolazza sulla staccionata a pochi metri dal loft che abbiamo affittato: un migratore a lunghissimo raggio piuttosto in ritardo, ma nidificante diffuso sull’isola.


 

6 ottobre

La seconda tappa del viaggio è la più probitiva, visto che ci porterà nel nord, a Husavik, dopo quasi 600km di macchina e diverse attrazioni presso cui fermarsi lungo il tragitto.
Anche una delle più povere dal punto di vista delle osservazioni, oltre ai soliti Tordi sassello, Cigni selvatici, Oche selvatiche e Corvi imperiali.
Il culmine è però la vista di una delle mie specie preferite, preannunciata dal suo caratteristico verso che mai avevo udito (la specie l’avevo osservata una sola volta in Giappone): nel mare di fronte a Hofsos, si sta alimentando con continue immersioni un nutrito gruppetto di una ventina di Morette codone (Clangula hyemalis).

Morette codone


La Moretta codona è svernante in numeri cospicui, nidificante più contenuta: d’inverno la si trova lungo la costa, spesso lontano da riva, mentre si riproduce nei numerosi laghi dell’entroterra islandese. Insieme alle morette anche gli immancabili Edredoni.
La giornata termina, ormai a buio, a Husavik, un tipico villaggio di pescatori capitale islandese del whale watching.

 

Edredone

Islanda 2021

Hvítserkur

Islanda 2021

Formazioni basaltiche presso Hofsos

Islanda 2021

Pannello informativo presso il Jokullsarlon

Islanda 2021

La S75 presso Hofstadir

Islanda 2021

Ristorante tipico a Husavik

7 ottobre

Husavik e Lago Myvatn


A Husavik siamo venuti, per l’appunto, principalmente per il whale watching, ma prima di salpare, e dopo aver visto innumerevoli Tordi sassello mangiare sugli altrettanto numerosi Sorbi degli uccellatori, decido di farmi un giro in porto.

 

Tordo sassello


Tra le specie osservate Edredoni, Urie nere, una femmina di Moretta codona e, finalmente, il primo gruppetto di Piovanelli violetto (Calidris maritima), la specie di limicolo che più desideravo vedere, ed anche la più comune in inverno da queste parti.
D’inverno si spostano sulla costa, con una netta preferenza verso le scogliere, mentre nidificano lontano dal mare, negli altopiani interni dell’isola.

 

Edredoni
 

Piovanello violetto


Salpiamo, accompagnati da alcuni Gabbiani glauchi e Gabbiani d’Islanda (Larus glaucoides), mentre in mare incontriamo diverse Urie (Uria aalge).

 

Gabbiano d’Islanda


Purtroppo il cielo è plumbeo, il mare fa dondolare l’imbarcazione mettendo a dura prova il mio stomaco, ma l’emozione di incontrare almeno dieci Megattere, uno dei miei cetacei preferiti, rimane invariata.
 

Megattera in immersione

Torniamo in porto giusto in tempo, perché comincia a piovere.
La pioggia ci accompagna lungo tutto il tragitto, non lungo, verso il Lago Myvatn, presso il quale sosteremo due notti.
Su questo lago ci sarebbe da parlare per ore, ma in breve: si tratta del posto in Europa in cui nidificano più specie di uccelli acquatici.
La peculiarità di questo lago è, oltre ad essere immerso in un ambiente perfetto fatto di licheni e arbusti, quella di avere una nutrita popolazione di mosche nere del genere Simulium, le cui larve costituiscono la base per la dieta di numerosi anatidi.
Myvatn in islandese significa proprio “lago dei moscerini”: d’estate bisogna tenere le finestre chiuse!
Ovviamente la pioggia ha rimandato al giorno successivo le osservazioni, ma ci ha comunque permesso di visitare il locale museo dedicato agli uccelli, che presenta una vasta collezione di esemplari impagliati oltre che schede multimediali e un cannocchiale per osservare il lago.
Qui devo aprire una piccola parentesi che può essere dolorosa: gli abitanti della zona raccoglievano, e raccolgono tutt’ora, le uova.
La cosa fa drizzare i capelli anche a me, e non voglio certamente difenderli, per puro dovere di cronaca riporto solo che la pratica, perfettamente legale e illustrata proprio nel museo, avviene secondo regole ben precise, per le quali da ogni nido viene prelevato 1/3 delle uova. Il giudizio che ne segue lo lascio a voi.
Dicevamo che si tratta del luogo in Europa che ospita più specie acquatiche nidificanti di ogni altro, vediamole tali specie, quelle strettamente acquatiche:
1. Cigno selvatico (Cygnus cygnus)
2. Moretta grigia (Aythya marila)
3. Svasso cornuto (Podiceps auritus)
4. Canapiglia (Anas strepera)
5. Codone (Anas acuta)
6. Oca selvatica (Anser anser)
7. Smergo maggiore (Mergus merganser)
8. Oca zamperosee (Anser brachyrhynchus)
9. Moretta codona (Clangula hyemalis)
10. Strolaga maggiore (Gavia immer)
11. Orchetto marino (Melanitta nigra)
12. Quattrocchi d’Islanda (Bucephala islandica)
13. Strolaga minore (Gavia stellata)
14. Falaropo beccosottile (Phalaropus lobatus)
15. Fischione (Mareca penelope)
16. Mestolone (Anas clypeata)
17. Moretta (Aythya fuligula)
18. Moretta arlecchino (Histrionicus histrionicus)
19. Smergo minore (Mergus serrator)
20. Alzavola (Anas crecca)
21. Germano reale (Anas platyrhynchos)

A queste vanno aggiunti i laridi (Gabbiano comune, Zafferano, Mugnaiaccio), il Beccaccino (Gallinago gallinago), la Pittima reale (Limosa limosa), il Chiurlo piccolo (Numenius phaeophus), il Gufo di palude (Asio flammeus), l’immancabile Piviere dorato che in Islanda nidifica ovunque.
Non male eh?
 

8 ottobre

Il giorno dopo, passata la pioggia, mi sono dedicato all’osservazione.
Il periodo non è ottimale – molte specie son già migrate verso altri lidi – ma ho visto le tre che più mi interessavano, oltre a un solitario Svasso cornuto (Podiceps auritus), un bel gruppetto di Morette (Aythya fuligula) e alcuni Cigni selvatici, molto comuni in tutta Islanda.

Svasso cornuto

Moretta e Quattrocchi d’Islanda


Il posto migliore per fare birdwatching è il fiume Laxà (letteralmente fiume dei salmoni), emissario sud-occidentale del lago.
Qui si concentra la popolazione di Morette arlecchino (viste) e grandissimi numeri di Quattrocchi d’Islanda, impossibili da non vedere in autunno/inverno in quanto sostano in gran numero all’inizio del fiume, che ha da subito uno scorrimento veloce, impetuoso, e non a caso rappresenta il sito più importante in Islanda per la nidificazione della Moretta arlecchino, anatide che ama questo tipo di habitat.
Ovviamente è tutto scritto su appositi pannelli informativi, che gli islandesi mettono in qualsiasi sito possa rappresentare un punto di osservazione degli uccelli (ne ho visti davvero ovunque, dal porto più sperduto come già accennato fino ai lungomare etc).

Quattrocchi d’Islanda

 

Morette arlecchino


La visita di questo importante hotspot mi ha anche regalato una, se non LA grande emozione del viaggio: mentre osservavo lo stormo di Quattrocchi d’Islanda, ad un certo punto ho notato agitazione ed ho visto che si sono “schiacciati” contro l’acqua, una tipica strategia difensiva.
Alzando lo sguardo ho capito perché: li stava sorvolando uno splendido giovane Girfalco (Falco rusticolus), indubbiamente uno degli uccelli che più aspettavo, e anche il più difficile da vedere.
La zona del Lago Myvatn è però una delle più favorevoli per osservare questa specie tipicamente nordica, e...mi è andata bene.
Il giovanotto oltretutto ha fatto due passaggi, entrambi piuttosto distanti dalla mia posizione, a distanza di dieci minuti l’uno dall’altro. Spettacolo!

Girifalco


La giornata può anche chiudersi qui per me, sono felicissimo così, il meteo oltretutto peggiora e quindi basta birdwatching, ci dedichiamo alle attrazioni della zona, tra cui scalare un cratere da cui si può godere l’intero panorama circostante.
Sicuramente nella mia vita voglio tornare in questo posto in primavera per lo spettacolo della nidificazione, sperando che tutto rimanga intatto.
 

9 ottobre

L’est e il sud

Archiviato Myvatn, ci dirigiamo verso est.
Il viaggio è sulla carta privo di zone per osservazioni ornitologiche, ma riesco comunque a mettere in cascina delle specie che mi mancavano.
Nelle lande brulle intorno alla gola basaltica di Hafrahvammagljúfur, parecchi stormi di Zigolo delle nevi (Plectrophenax nivalis) si preannunciano con il loro richiamo.
Avrei voluto avere occasione di fotografarli, come tutti gli Zigoli mi affascinano, ma l’attrezzatura è in macchina a causa del dislivello per andare a vedere la gola (sono uno sfaticato, lo so), quindi mi accontento di vederli: ovviamente quando sarò pronto, non si faranno più vivi per tutto il viaggio.
La seconda specie che mancava all’appello è l’altro rapace diurno presente sull’isola, lo Smeriglio (Falco colombarius).
Le modalità di osservazione però fanno sorridere.
In pratica...stavamo per investirlo.
Nessuna leggerezza da parte nostra sia chiaro, semplicemente il nostro amico era talmente impegnato ad inseguire una preda che ci è sbucato improvvisamente davanti al parabrezza, mentre percorrevamo la strada intorno al lago Lagarfljót.
Inutile dire che anche in questo caso fotografie zero, ma emozione tanta e anche un po’ d’ansia!
Da lì procediamo verso sud-est, tagliamo l’interno, per poi sbucare vicino al fiordo di Berufjordhur, paesaggi mozzafiato ma uccelli zero.
Ricompaiono sul fiordo, naturalmente, gli Edredoni.
La meta finale odierna è Hofn, piccola (ovviamente) cittadina di pescatori situata su una stretta penisola.
Prima di arrivarvi però, lungo la strada costiera, c’è una laguna (scopriamo poi essere la riserva naturale di Hvalnes) in cui già da distante si distinguono una miriade di puntini bianchi, che poi si rivelano essere Cigni selvatici.
Decidiamo di fermarci.

 

Cigni selvatici


Oltre ai cigni, contro il cielo plumbeo vedo uno strano volo di uccelli acquatici, sembrano gabbiani ma volano in modo diverso, dal mare si dirigono verso le ampie scogliere sovrastanti.
Ovviamente sono Fulmari (Fulmarus glacialis), e il sud dell’Islanda, a differenza del nord, ne è pieno.
Un uccello affascinante per quanto mi riguarda, sarà perché sin da piccolo l’ho sempre associato al grande nord, anche se poi ho scoperto esistere volatili più nordici (ma vallo a spiegare alla fantasia di un bimbo).
Questo fascino del Nord l’ho sempre subito e lo subisco tuttora, e un altro animale che da piccolo, davanti ai miei primi libri di ornitologia, mi ha sempre colpito è l’Oca facciabianca (ricordo ancora un disegno visto su un libro di uno stormo di Oche facciabianca in volo...vedi un po’ che scherzi fa la memoria visiva!).
Manco a farlo apposta, un po’ defilate sulla spiaggia tra laguna e mare, eccole, proprio loro, le Oche facciabianca (Brantanleucopsis), in sosta migratoria (svernano più a sud).
Una bella sorpresa, avvolte nella nebbiolina che nel frattempo si è alzata poi hanno ancora più fascino.

 

Oche facciabianca


Con questo avvistamento termina la giornata on the road.

10 ottobre

Il giorno successivo è il meno prodigo di osservazioni ornitiche, ma forse il più bello per tutto il resto.
In breve: partenza da Hofn, sosta nella laguna glaciale di Jökulsárlón, in cui gli iceberg che si sciolgono dal vicino ghiacciaio scivolano lenti verso il mare.
Un posto magico che va assolutamente visitato, mi viene da dire, ahimè, prima che sia troppo tardi...

 


Vediamo alcune foche (non so se grigie o comuni, ci sono entrambe e la mia ignoranza non mi permette di distinguerle), ma niente uccelli.

 


In primavera-estate invece la zona è sito di nidificazione dell’Edredone e soprattutto dello Stercorario maggiore, come indicato da numerosi cartelli che mettono in guardia dagli attacchi del mai troppo mansueto Stercoraride.
Nel sud dell’isola, tra l’altro, nidifica anche il Labbo.
Proseguiamo così verso ovest, sosta a Svartifoss, una cascata molto famosa che sorge tra colonne di basalto, e concludiamo la giornata….nel mezzo del nulla, nell’hotel più isolato che potesse esserci... dove però, la sera, godiamo dello spettacolo che ogni persona che si avventura a nord in autunno-inverno cerca: l’aurora boreale.
 

11-12 ottobre

Il giorno successivo siamo di nuovo in partenza, direzione Selfoss, una cittadina che per gli standard islandesi sembra New York.
Anche in questa tappa poche osservazioni, ma tanti tanti Fulmari, che fanno di questa parte d’Islanda il loro habitat preferito.

Fulmari


Visitiamo tra l’altro le scogliere di Dyrhólaey, dove nidificano anche altri uccelli marini, ma ovviamente non è stagione.
Scendiamo inoltre sulla famosa spiaggia di Reynisfjara; il mare mosso non scoraggia i soliti Edredoni, che surfano in tutta tranquillità…
Le migliori osservazioni le faccio proprio a Selfoss.
Nel giardino della casa che abbiamo preso in affitto, numerosi Organetti (Acanthis flammea) si inseguono tra le betulle ormai gialle.

Organetto


Una specie che in Islanda leggo essere comune nelle cittadine e nelle rare zone alberate dell’isola, e che temevo di non riuscire a vedere dato che ormai siamo quasi agli sgoccioli.
Oltre ai simpatici fringillidi, nell’impetuoso fiume Ölfusá vedo anche una solitaria Moretta arlecchino, che come gli Edredoni del giorno precedente è perfettamente a suo agio tra le rapide correnti di cui qualsiasi altro essere sarebbe in balia.
Inutile dire poi che, sui sorbi che decorano i viali cittadini, banchettano vari Tordi sassello.

Tordo sassello


Vicino a Selfoss è anche presente un’importante riserva naturale, Flòi, che visitata nel periodo giusto mi dicono regalare grandi avvistamenti.

13 ottobre

Reykjavik e dintorni

La capitale più a nord del Pianeta è per gli standard continentali una modesta città, ma dopo dieci giorni di nulla e silenzio vi sembrerà comunque di essere a Hong Kong.


Scherzi a parte, è circondata dal mare e da molto verde, il che mi permette comunque di osservare diversi uccelli.
Anche nel centro città, in realtà, si fanno diverse osservazioni: nel laghetto di Tjörnin sono infatti presenti Cigni e Oche selvatiche, Morette, Germani reali, Gabbiani comuni, Mugnaiacci, mentre siamo lì arrivano in volo anche alcune Canapiglie (Mareca strepera).
Nei giardini invece si può osservare il Merlo (Turdus merula), che si concentra solo nella capitale e dintorni, decisamente più raro sull’isola del cugino Tordo sassello, mentre sono numerosi, molto confidenti e in espansione su tutta l’isola gli Storni (Sturnus vulgaris).
La giornata si conclude con un giro per le vie del centro, una visita al piccolo Museo di storia naturale, e il classico hot-dog, autentico culto cittadino, venduto da un piccolo baracchino in centro.

14 ottobre

Il giorno dopo decido di fare un po’ di birdwatching nella vicina Kopavogur (città praticamente attaccata a Reykjavik), in una zona che si affaccia su una baia.

Ci vado un po’ a istinto, ma l’insenatura e le sue acque placide ospitano Edredoni, alcune Morette codone, e un Fischione (Mareca penelope), mentre nei prati vicino alla rocciosa costa si stanno alimentando due Beccacce di mare.

Morette codone

Beccaccia di mare


Mi sposto poi ad Hafnarfjordur, dove alloggiamo, e sempre andando a intuito ne approfitto per esplorare la penisola di Álftanes, a non più di cinque minuti da casa (scopro anche essere il luogo dove ha sede la residenza del Presidente della Repubblica d’Islanda, Bessastaðir).
Sembra un posto interessante, tra mare e campi, ma vado un po’ alla cieca.
Il sito promette bene: nei campi, tra le Oche selvatiche, sta sostando anche uno stormo di Oche colombaccio (Branta bernicla), che osservo dalla strada, arrivando in macchina.

Oche colombaccio


Poco più avanti parcheggio, vicino alla spiaggia, inaccessibile in quanto situata in basso sotto a una scogliera artificiale, e a uno stagno, separati da un camminamento sterrato riservato a pedoni e cavalli.
Sulla scogliera osservo alcuni Piovanelli violetti e un Voltapietre (Arenaria interpres), mentre nella spiaggia sottostante sono presenti Beccacce di mare e una Pettegola (Tringa totanus).

Piovanello violetto

 

Pettegola


In mare, alcuni gruppetti di Morette codone.
Nello stagno invece ci sono Alzavole (Anas crecca), numerose Oche selvatiche, e arrivano alcuni Fischioni, che fanno poi diverse volte la spola con il mare.

Fischioni


Sono presenti inoltre diversi Pivieri dorati, sia intorno allo stagno sia più avanti lungo il camminamento, nei campi che lo affiancano.

 

Piviere dorato


Rimango in zona un paio d’ore, giusto per godermi il tramonto, reso ancor più bello da uno stormo di Smerghi minori (Mergus serrator) che si dirige in volo rapido verso nord, e che rappresenta l’ultima osservazione di questo viaggio islandese; è tempo di rientrare in Italia.

Smerghi minori

Consigli per il viaggio

Come già accennato, fondamentale è affittare una macchina: non esiste altro mezzo per girare l’isola, e ve ne accorgerete dall’elevato numero di agenzie di car rental che incontrerete.
Il limite di velocità è di 90 km/h sulle strade fuori dai centri abitati, 80 km/h sulle strade sterrate, che son più numerose di quanto immaginiate.
Nei centri abitati rispettate i limiti che troverete, generalmente 30 km/h o 50 km/h.
Non serve patente internazionale, basta la vostra patente italiana.
La benzina costa più che in Italia, e i distributori a volte scarseggiano nel mezzo del nulla: non andate mai in riserva, controllate sempre sull’app Maps i distributori più vicini e basatevi su quello per i rifornimenti (i distributori accettano carte di credito/debito).
L’Islanda è cara.
E soprattutto, dimenticatevi cosa sia il contante: qui si fa tutto con carta di credito.
Mangiare non è un problema se vi piace il pesce: salmerino e zuppa di pesce non mancano in nessun menù, così come il merluzzo fritto.
Molto presente anche l’agnello, ovviamente, soprattutto affumicato.
Sempre più ristoranti propongono inoltre piatti vegetariani e vegani.
Come già detto, fate attenzione a non mangiarvi uccelli marini (liberi di farlo, ma sarebbe un po’ il colmo per un birdwatcher!), che purtroppo fanno ancora parte dei menù, soprattutto al sud: fortunatamente sono pietanze poco diffuse nei ristoranti normali.
Se capitate ad Hofn, non potete non assaggiare il panino all’astice: costa il giusto ed è buonissimo!
Troverete diverse tipologie di alloggi: gli hotel sono diffusi, noi abbiamo soggiornato in quelli della catena Fosshotel, ma ne esistono di tutti i tipi e per tutti i gusti, a prezzi paragonabili a quelli continentali. Abbiamo anche optato per delle case in affitto breve, altra soluzione comoda che mi sento di consigliare se non avete pretese (in realtà si trovano appartamenti molto belli, e anche cari!)